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Le poesie, secondo una specifica ottica finalizzata al conseguimento di uno stato meditativo, dovrebbero essere una modalità di comunicazione sintetica. I versi, senza ciance e orpelli, quantomeno speculare su nulla, veicolano il proprio messaggio senza soffermarsi mai. Forse il loro unico vezzo è l’intento colloquiale; ma ecco…

Chi sono io?

Chi sono io? Oddio, non scherzi mica!
Chiedersi ciò, a oltranza e senza limiti, equivale senz’altro a meditare.
Bene, ma perché me lo consigli tanto?
E’ presto detto. Non ti concentri su nulla. Non solleciti, dunque, energie che poi non sapresti tantoméno controllare.
Semmai preghi in silenzio, senza proferire alcunché, l’incommensurabile vuoto che ti avvolge,
in un abbraccio d’infinita bontà che ti sussurra:
“Sta’ lì ancora un po’ e poi saprai”.