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Vespe e calabroni: come allontanarli dal giardino

A tutti sarà capitato di vedere in giardino una vespa o un calabrone. Entrambi pericolosi, per le punture che possono provocare, le vespe sono avvertite more come  un fastidio che un pericolo, e si pensa di poterle eliminare schiacciandole o appiccando il fuoco ai piccoli favi. I calabroni, invece, fra gli animali selvatici delle nostre regioni, sono considerati i più pericolosi e il numero di vittime che causano ogni anno supera di gran lunga quello provocato dalle vipere. Sono capaci di attacchi di gruppo e sono molto più pericolosi delle api e delle vespe perché più battaglieri, più aggressivi, capaci di inseguire la preda su distanze maggiorie dotati di una maggiore quantità di veleno. Il veleno, sia di vespe sia di calabroni, può risultare pericoloso solo quando induce una forte reazione dell’organismo nota con il nome di shock anafilattico, per quanto le punture siano sempre molto dolorose.

Conoscere il calabrone

Con il termine calabrone spesso si indica in modo generico qualsiasi grosso insetto che vola e ronza. È importante saper distinguere il calabrone vero e proprio, Vespa crabro , da altri grossi insetti innocui o solo se importunati aggressivi, come Xilocopa violacea , chiamato volgarmente “calabrone nero”, per via del colore e delle grosse dimensioni. Riconoscere un calabrone dagli altri imenotteri simili è facile perché ha grandi dimensioni (fino a 5 cm per le femmine, maschi e operaie sono lunghe circa la metà), le mandibole forti ed evidenti, gli occhi grandi, non rotondi, ma a forma di mezzaluna , un corto peduncolo che unisce i due segmenti del corpo; in più nella fase di volo emette un ronzio forte e sordo.

Uno sciame di calabroni è composto da un numero di femmine molto variabile, da poche unità fino a 40. Le femmine sopravvivono da un anno all’altro vicino il metabolismo al minimo, quasi in stato di animazione sospesa, riparate dal freddo nelle crepe di un muro o in un rifugio sotterraneo. A primavera iniziano a costruire il nido, ampliando quello già esistente se ancora efficiente, sfruttandone uno vecchio costruito da api o vespe se disponibile, oppure partendo ex novo.

Il nido, a forma di sfera cava, ha una struttura esterna di consistenza quasi cartacea, ottenuto partendo dalla corteccia verde degli alberi (preferibilmente frassini) che l’animale mastica, sfibra, impasta con la saliva e lavora lungamente con le zampe. La costruzione procede con velocità sorprendente e in breve le femmine inizieranno a deporre le uova all’interno dei favi costruiti dentro al nido e costituiti di cellette che si aprono verso il basso. In ogni celletta è deposto un uovo che dopo circa cinque giorni si schiuderà. Dalle uova si sono delle operaie che, divenute pronte per il volo e il lavoro, si adopereranno per la costruzione di nuove serie di celle sovrapposte, fino a cinque, nutrendosi di zuccheri. Alla fine di settembre iniziano a nascere i maschi che saranno autosufficienti e una parte delle uova sarà alloggiata in celle particolari per allevare femmine fertili. Prima dell’inverno si. Gli accoppiamenti e prima di abbandonare il nido le femmine uccideranno tutte le uova rimaste.

Conoscere le vespe

Con il nome vespe si indicano insetti di colore e morfologia simili alle api. In realtà appartengono a una famiglia diversa e fra le due non è possibile nessun tipo di incrocio. La vespa più comune nei nostri climi è la Vespula vulgaris che frequenta i giardini, è attratta dalla frutta matura e da liquidi dolciastri tanto da infilarsi spesso all’interno di bottiglie di aranciata o vino, emette in volo un suono più stridulo e acuto delle api domestiche, ha il corpo che presenta una divisione più accentuata fra torace e l’addome.

Possono formare anche colonie di una certa importanza poco visibili perché costruiscono i favi sottoterra, in un anfratto della roccia, o nella cavità di un vecchio muro a secco. La sopravvivenza delle colonie è affidata a una regina invernale che in primavera depone una prima covata di operaie che alleverà da sola . Col tempo il favo sarà ampliato per ospitare le nuove celle dove le larve saranno nutrite con insetti predati e ridotti in poltiglia. Le vespe prima di danneggiare qualche frutto maturo esercitano una preziosa azione di controllo sugli insetti che parassitano le piante, come per esempio i bruchi. Il pungiglione è liscio, non resta infisso nella vittima e può essere utilizzato più volte.

La miglior difesa è la fuga

La presenza di un calabrone o di una vespa in giardino può essere ritenuta casuale, ma se l’avvistamento si ripete per più giorni o gli insetti sono due o più bene mettersi in allarme. Con pazienza, seguendone il volo, si può individuarne il nido. Meglio evitare di cercare di ucciderli in volo o se posati perché un tentativo maldestro può dar luogo ad un attacco. In ogni caso ricordate che la fuga è la miglior arma di difesa. L’errore è interromperla troppo presto dando modo all’insetto di raggiungerci. Non basta percorrere pochi metri. Non si possono fornire dati statistici inoppugnabili su quale distanza percorrano prima di abbandonare l’inseguimento ma per una vespa è sempre meglio mettere una trentina di metri di distanza fra noi e l’aggressore, per un calabrone almeno il doppio.  

Vieni a trattare le punture

Le punture di calabrone sono molto dolorose, a pungere sono soltanto le femmine. In caso di comprovata sensibilità o allergia alle punture di imenotteri recarsi senza indugio al più vicino Pronto Soccorso. Rimuovere il pungiglione, se ancora presente, con una pinzetta, disinfettare senza spremere la ferita perché si favorisce non l’estrazione, ma la mesa in circolo del veleno, applicare ghiaccio e non perdere altro tempo . Particolarmente pericolose sono le punture sulla lingua o nel cavo orale.

Per persone non afflitte da problemi di allergia recarsi dal medico se il dolore persiste dopo le due ore (il gonfiore potrebbe aumentare per un giorno intero) e se si sono gonfiate mani, piedi, caviglie, polsi, articolazioni in genere.

Una trappola efficace

La vicinanza con i calabroni a volte non può essere evitata per la presenza di un favo nelle vicinanze. Questo accade spesso nelle seconde case frequentate solo in estate o saltuariamente. Un avvistamento sporadico nel primo anno si rivela essere l’estate successiva una presenza costante perché il favo e lo sciame hanno raggiunto dimensioni ragguardevoli. Non sempre è possibile individuare il favo e l’unica difesa attiva percorribile è predisporre una trappola che deve essere semplice, efficace ed economica. Il modello proposto si rivela utile anche per le vespe e spesso sono diverse le specie catturate insieme.

Acquistate una bottiglia di aranciata ricca di zuccheri e versate il content in una caraffa. Con un paio di forbici da cucina (senza punta perché l’operazione è semplice solo in apparenza) tagliate la bottiglia di plastica lungo la linea di maggior circonferenza, capovolgete la parte superiore e infilatela, come fosse un imbuto, dentro a quella inferiore. Se il taglio è stato ben eseguito le due parti combaciano e bastano pochi punti metallici per fissarle rendendole inamovibili. Si versano quattro cinque centimetri di aranciata sul fondo della trappola bagnando con cura l’imbuto. Si colloca al sole preferibilmente a un metro da terra, per esempio sul davanzale di una finestra chiusa.Gli insetti attirati dal liquido zuccherino si introdurranno con facilità nella bottiglia, grazie all’elemento ad imbuto, per non uscirne più.

È in questa situazione di difficoltà che si può valutare la differenza di forza fra una vespa e un calabrone: la prima resta in vita circa due ore, il secondo è capace di “nuotare” per un tempo tre-quattro volte più lungo. La trappola, una volta assolto il compito, si getta e nel caso si rinnova.

Usare la luce come esca

Gran parte degli insetti nel buio sono attirati dalla luce quindi anche una semplice candela si rivela una trappola mortale per tutti quelli che si avvicinano . Il segreto è sfruttare questa capacità attrattiva per catturare un intero sciame di calabroni.

Individuato il nido, quando è calata la sera e gli insetti sono rientrati nel favo, basta appendere nelle vicinanze, rapidi e senza infastidire la colonia, una tavoletta incollata (va benissimo quella utilizzata per i topi) sopra cui avete montato una piccola torcia a batteria . Accendete e tornate il mattino per controllare quanti calabroni saranno rimasti attaccati. Sostituite la tavoletta e continuate ad accendere di notte l’esca luminosa fino a quando continuerete a catturare insetti. In questo modo la colonia sarà così impoverita da avere scarse possibilità di sopravvivenza.

Per le vespe questa tecnica si rivela meno efficace perché hanno una minore propensione ad uscire durante la notte e perché sono così leggere che non sempre posandosi sulla superficie incollata vi restano attaccate.

Per chi trova i favi in ​​giardino

I favi dei calabroni sono spesso collocati all’interno di un anfratto in un vecchio muro o in un albero cavo, in questi due casi sono difficili da individuare e da raggiungere. Talvolta occupano lo spazio all’interno di uno scuro accostato od occludono la cappa di un camino o di una stufa.

Oggi esistono in commercio degl i insetticidi specifici per imenotteri a lunga gittata, con getto fortemente indirizzato e non disperso, capaci di colpire l’operatore ad una distanza di sicurezza . Si trovano senza difficoltà nei garden o nelle ferramenta. Ricordate di non avvicinarvi mai troppo e non fatevi prendere la mano utilizzando un’intera bomboletta per un solo trattamento, basta ricoprire di schiuma i favi senza farli grondare di insetticida.

Quando il favo ostruisce una cappa, dopo aver fatto allontanare tutti dalla stanza, si prepara una buona carica di combustibile altamente infiammabile in grado di sviluppare fiamme elevate e molto calore in breve tempo: carta di giornale, stecchi, cassette da frutta. Si accende e ci si pone a distanza di sicurezza, vicini alla porta. Nella maggior parte dei casi il favo, che inizialmente impedisce la fuoriuscita dei fumi che permangono all’interno, sotto l’azione del calore, crolla. La stanza si riempie in pochi secondi di tutti i calabroni presenti nel favo che ronzano all’impazzata, ma dopo pochi minuti, costatata la perdita della struttura comune, divorata dalle fiamme, sciamano via per dalla cappa stessa.

Per i favi delle vespe, date le dimensioni, è tutto più semplice, ma l’eliminazione di uno non significa avere risolto il problema perché spesso all’interno della stessa catasta di legna, ad esempio, ce ne sono diversi di piccole dimensioni. 

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