“«La meditazione è l’esperienza spontanea della non-dualità. Nel nostro sistema non ci sono né concentrazione sulle immagini, né rituali per indurre lo stato di meditazione. Noi lavoriamo con la Coscienza bruta (pura – ndr), senza sforzarla in alcun modo. Se ci servissimo dello spirito per costruire qualche cosa, ingombreremmo il tempio. […]

Il primo vuoto è facile da raggiungere […]. La maggior parte degli asceti perviene a vuotare il tempio dai suoi piccoli uomini grigi. Tuttavia […] dopo anni di ascesi, di studi, di pratiche ardue, rari sono quelli che conservano la elasticità del neofita. Si mettono a venerare una persona esteriore, degli insegnamenti esteriori, un insieme di credenze, di concetti, di pratiche […].

In un modo quasi impercettibile, mettono allora questi insegnamenti in un cesto di fiori e lo depositano nel loro tempio, senza rendersi conto che, da quell’istante, il loro spirito è ostruito. […]

Custodisci il tempio vuoto, aperto, silenzioso. È il solo modo di fare esperienza della non-dualità. Dal momento in cui qualcuno si mette a parlare in noi, noi deviamo dalla via tantrica. […]

Lo spirito desidera sempre aggrapparsi ai concetti. Dall’infanzia è trascinato a divorare concetti. Non ne è mai sazio, ne richiede sempre di più, come un orco. In generale, si passa una parte della propria vita a cercare, l’altra a morire spiritualmente. L’istante fatale, quando tutto si inverte, è l’istante in cui noi fossilizziamo il nostro sapere in convinzione. E questo è tanto più dannoso perché è nell’istante in cui noi cominciamo la nostra discesa che abbiamo l’impressione rassicurante di fare un grande passo verso la conoscenza.

La seconda pulizia del tempio, molto pochi sono capaci di compierla. Vuotarlo da ogni concetto, da ogni credenza, da ogni dogma, da ogni idea del divino […]. È per questo che è così difficile diventare un tāntrika e tenere le mani nella terra senza mai mettersi a modellare il divino. Questo è installarsi al centro del Sé e accedere al Cuore, al vuoto incomparabile». […]

«Come considerare le intrusioni del pensiero che vengono a distrarre dal raccoglimento?»
«Bisogna finirla di credere che i momenti di distrazione siano in opposizione al raccoglimento profondo. Sono una energia che viene a fondersi col raccoglimento. Dal momento in cui si cessa di considerarli un ostacolo, si assiste a un meraviglioso mutamento in cui l’agitazione alimenta la quiete. Non vi è alcun antagonismo nella non-dualità. Ogni sforzo per ridurre o far sparire una turbolenza la rinforza. Le nuvole fanno parte della bellezza del cielo. Le stelle cadenti sono parte integrante della notte. La notte non dice affatto: ‘Ecco che una stella cadente viene a interrompere la mia pace!’. Sii dunque come il cielo e il tuo spirito integrerà ogni situazione».

«E quando si esce dalla meditazione, come ci si integra nel mondo esteriore?»
«Bisogna afferrare chiaramente che non ci si raccoglie per fuggire qualche cosa […]. Non si medita per esperimentare degli stati di coscienza modificati o qualcosa d’altro. […] Meditare è essere al cento per cento nella realtà […].
Meditando, non corriamo dietro a nulla, non cerchiamo nessuno stato, nessuna estasi oltre all’essere totalmente nella realtà. […] Basta aprire gli occhi, tutto qui”.

[ Da: Tantra – Daniel Odier ]

– Daniel Odier (amazon)