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Le ricerche suggeriscono che la forma fisica diminuisce molto più gradualmente di quanto si pensi. Uno studio ci insegna come interpretare i nostri tempi con l’età che avanza.

Se corri da parecchio tempo, alla fine, ti accorgerai che i tempi di gara iniziano a rallentare, non importa quanto si è in forma o quanti chilometri si percorrono. Forse comincerai a notare che le gambe non recuperano da un allenamento come facevano a 20 anni, o che la spinta finale è più simile all’accelerazione di una vecchia Chevrolet che alla sgasata di una Camaro. Qualunque cosa sia, i secondi continuano ad accumularsi, e può essere frustrante.

“Quando i runner invecchiano, pensano ancora di poter fare il proprio personale”, ha detto a Runner’s World Ray Fair, Ph.D., un economista dell’Università di Yale che ha analizzato la regressione del tempo di arrivo dei corridori negli anni a partire dal 1994. “Così si scoraggiano e diventano pessimisti quando diventano più lenti. Ma in realtà, rispetto alla loro età, potrebbero competere a un livello più alto rispetto a quando erano più giovani”.

Nel 2018, Fair e il suo collega Edward H. Kaplan hanno pubblicato uno studio sugli effetti dell’invecchiamento sui risultati di gara dei runner, con l’obiettivo di trovare il preciso tasso di declino tra i tempi di arrivo. Lo studio ha valutato i risultati di 5K, 10K, mezza maratona e maratona di 200 corridori maschi di età compresa tra i 40 e i 95 anni che avevano stabilito record mondiali nelle rispettive fasce d’età ed eventi.

Ha inserito tutti i record mondiali dei corridori divisi per evento, in un algoritmo e ha tracciato i risultati. Prevedibilmente, con l’avanzare dell’età dei corridori, la pendenza era in salita.

Ma il fatto rilevante è questo: i runner non hanno iniziato a rallentare in modo significativo fino ai 40 anni. E quando lo hanno fatto, il tasso di declino per ogni gara è stato molto graduale. Ecco cosa ha scoperto lo studio di Fair sulla corsa per i senior.

Nell’analizzare i record mondiali per fascia d’età, Fair non ha riscontrato alcun calo nei risultati di gara dei corridori di età inferiore ai 35 anni, e tra i 35 e i 40 anni, i corridori hanno rallentato solo dell’1 per cento nell’arco di cinque anni.

“Se ti tieni in forma e non ti infortuni, non rallenti affatto prima dei 35 anni”, ha detto Fair. “Non vedi nessun calo di forma fisica reale fino ai 40 anni”.

Quindi, in pratica, prima che i corridori compiano 40 anni, è ancora tutto in gioco. Questa constatazione non è troppo scioccante, considerando l’età dei vincitori delle ultime maratone. Ad esempio, Mo Farah, che ha 35 anni, ha vinto la maratona di Chicago 2018 in 2:05:11, battendo il maratoneta americano Galen Rupp, 32 anni, che ha corso in 2:06:21.

Anche se lo studio ha utilizzato solo i dati delle gare maschili, le donne d’elite sono altrettanto stellari anche alla fine dei 30 anni. Nel 2017, Shalane Flanagan ha vinto la maratona di New York City a 36 anni, battendo la 35enne Mary Keitany.

Lo studio ha rilevato che tra i 40 e i 70 anni, i corridori rallentano di un tasso costante di circa l’uno per cento ogni anno. Quando i corridori si avvicinano agli 80 anni, iniziano a diminuire di circa l’1,5 per cento, e tra i 90 e i 95, questo tasso aumenta fino a due o tre per cento.

“Anche all’età di 90 anni, le persone sono solo poco più del doppio più lente di quanto lo fossero negli anni di punta”, ha detto Fair.

Fair, che ora ha 78 anni, era un maratoneta accanito. All’età di 45 anni, ha corso il suo miglior tempo: 2:58:45 a Philadelphia. Poi, a 53 anni, ha corso un 3:10:00 a Hartford, Connecticut. Nonostante quest’ultimo tempo fosse più lento, in realtà era un tempo più veloce se si considerano i diversi parametri coinvolti nello studio. Partendo dal suo tempo a 53 anni e considerando un andamento lineare, Fair avrebbe dovuto ipoteticamente correre in 2:58:19 a 45 anni, 26 secondi più veloce del suo personale.

Anche se non possiamo invertire gli effetti dell’invecchiamento, possiamo puntare ad essere i migliori ad ogni età che raggiungiamo.

“Di tutte le ricerche che ho fatto, questa è stata la più gratificante, perché rende le persone più felici e più ottimiste sul futuro”, ha detto Fair. “Non c’è bisogno di pensare che andremo in pensione e che presto ci ritroveremo a perdere la forma fisica nei nostri 60 anni, perché non ci fermeremo così presto”. 

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