“Il cercatore come tale si volatilizza, sopravvive solo ciò che era all’origine della ricerca, il cercato, il trovato, l’avvenimento questo che può essere designato con il termine« illuminazione ». L ‘«ascoltato» trova il suo totale dispiegamento […]. Tutto ciò che si presenta a questo ascolto tende alla realtà, inconoscibile sul piano concettuale, ma ben nota a ognuno di noi, per esempio nella meraviglia o nello stupore.

 

Il vero motivo della nostra esistenza è di essere, sola prospettiva che contenga una promessa di gioia, di libertà, di pace. Molte sono le strade che vi tendano, e al nostro temperamento conviene l’una anziché l’altra, ma la via adottata deve mirare a questo vissuto reale; non dobbiamo perdere di vista che la felicità ultima non è un’esperienza mentale o psichica. Il procedimento che fa l’intelletto più sottile, più aperto, finisce per rivelarsi impotente, senza sbocco, un girare in tondo dentro il conosciuto. […]

L’essenza dell’uomo sfugge alle qualificazioni che gli attribuiscono coloro che lo circondano: cessando di identificarsi con la definizione di tale ambiente, egli si scopre unico e libero. La libertà totale, vissuta, è scevra di ogni concetto quale l’immagine di un io, è trascendente. […] 

Ogni sblocco porta con sé una magica lucidità, una spoliazione, e crea il cammino verso ciò che è vissuto come perfetto equilibrio, senza attesa, senza la minima tensione per arrivare a qualcosa. […] L’ego […] si riassorbe nella sua essenza che è presenza, luce. […]

Rendersi libero nei confronti di ciò che è percepito è il primo passo verso l’esperienza vissuta e si ottiene con l’atteggiamento di accettazione e di constatazione, liberandosi spontaneamente da ogni opposizione, da ogni rifiuto ”.

Da: Jean Klein, La gioia senza oggetto ]