Al pari dell’islam, il cristianesimo è una sorta di prosecuzione dell’ebraismo. Tutti i rami appartengono allo stesso albero. Nel cristianesimo, quando celebriamo l’eucaristia, condividendo il corpo di Dio sotto le specie del pane e del vino, compiamo il rito nello stesso spirito di devozione, di consapevolezza, coscienti del nostro essere vivi, lieti di abitare il momento presente.

Il messaggio di Gesù durante il ‘seder’, in seguito conosciuto come Ultima Cena, era chiaro. I Suoi discepoli erano andati seguendoLo, avevano avuto la fortuna di guardarLo negli occhi e di vederLo di persona, ma sembra che non fossero ancora entrati in vero contatto con la meravigliosa realtà del Suo essere. Cosicché, quando spezzò il pane e versò il vino, Gesù disse: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue, bevetene, mangiatene e avrete la vita eterna. Era un modo drastico per risvegliare i Suoi discepoli dalla smemoratezza.

Quando ci guardiamo intorno, osserviamo numerose persone nelle quali non sembra dimorare lo Spirito Santo. Sembrano morte, quasi stessero trascinandosi appresso un cadavere, il loro stesso corpo. La partecipazione all’eucaristia ha lo scopo di aiutare a risorgere queste persone così che possono raggiungere il Regno della Vita.

In chiesa si riceve l’eucaristia ad ogni messa, viene letto il passo biblico relativo all’Ultima Cena di Gesù con i suoi dodici discepoli e si condivide un tipo speciale di pane chiamato ostia. Ognuno ne consuma per ricevere la vita del Cristo nel proprio corpo. Quando un sacerdote celebra il rito eucaristico, il suo ruolo è quello di la vita alla comunità.

Il miracolo accade non perché egli profferisce correttamente le parole, ma perché siamo consapevoli dell’atto di mangiare e bere.

La Santa Comunione è una possente campana di consapevolezza. Noi beviamo e mangiamo in ogni momento, ma di solito ingeriamo soltanto le nostre idee, progetti, preoccupazioni e ansie. Non mangiamo veramente il nostro pane, o non beviamo la nostra bevanda. Se facciamo in modo di venire profondamente a contatto con il nostro pane, rinasciamo perché il nostro pane è la vita stessa. Mangiandolo consapevolmente, attingiamo il sole, le nuvole, la terra e ogni elemento nel cosmo. Attingiamo la vita e il Regno di Dio.

Quando domandai al cardinale Jean Danielou se l’eucaristia poteva essere descritto in questo modo, ha risposto affermativamente.

Da: Thich Nhat Hanh – Buddha vivente, Cristo vivente ]

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