Uno degli effetti secondari della crisi è la grande disponibilità di attrezzi usati: si possono realizzare buoni affari, ma ci sono anche diverse offerta da cui stare alla larga.

Alle riaperture dei centri, sappiamo che gli scenari delle palestre sono tra le attività che hanno subito il colpo più duro per la pandemia e sicuramente il distanziamento sociale non aiuta in tutte quelle realtà sportive indoor come le classiche palestre. In questi ultimi mesi, si è sviluppato il fenomeno dell’enorme offerta creatasi sul mercato di attrezzature usate, date da chiusure o non riaperture di centri, e dal distanziamento imposto che ha visto molti proprietari optare per la vendita dei pezzi meno indispensabili o con problematiche di gestione maggiore o semplicemente perché il valore di “stoccaggio” in un magazzino è più alto del valore degli attrezzi stessi. Dove andranno a finire queste attrezzature?

Già il parco macchine fitness Italiano è tra i più datati del mondo, in più questa nuova situazione non agevola il mercato, creando persino nuove figure di personaggi che fino a qualche mese fa si occupavano di schede di allenamento e corsi di aerobica, e che oggi, avendo più tempo a disposizione o dovendo liberare i locali, si sono reinventati consulenti, inserzionisti e venditori. Attenzione quindi agli acquisti d’impulso su annunci visti sul Web, piuttosto che le super offertone “dell’amico di mio cugino che conosce…”.
Al netto dei puri costi degli attrezzi fate attenzione a diversi aspetti.

La logistica

Le macchine possono essere anche un affare, ma se c’è da andarle a prendere al terzo piano, senza ascensore, se devono passare da una porta da 80 cm, oppure sono in un seminterrato dove ci sono scale a gomito, fate prima una valutazione di cosa vi può costare smontare, movimentare, trasportare e ri-assemblare il tutto. Prima di diventare trasportatori facchini e architetti, fate un po’ di domande per conoscere come quelle macchine sono arrivate lì e successivamente posizionate. Magari nel primo allestimento c’era una gru che ha fatto passare il tutto da una finestra che adesso non si può smontare. A conti fatti in diversi casi non è più quella grande occasione.

Usura in base alla tipologia di attrezzi

Se parliamo di isotoniche, grandi problemi non ce ne sono, più complesse nella gestione logistica, ma la possibilità di prendere una fregatura è limitata. Quando parliamo di attrezzatura cardiovascolare, una buona perizia non guasterebbe, perché salvo chiusure per fallimenti reali, chi dà via attrezzi funzionanti per fare spazio, dubito “svenda” il prodotto che funziona meglio, oppure che non ha bisogno di manutenzione perché effettuata da poco. Se chi la vende vi fa vedere un libretto delle manutenzioni effettuate è un buon segnale, se non esiste nulla, allora una perizia è consigliabile. Facendo un esempio, a parità di prodotto come un treadmill, uno con tavola e nastro sostituiti anche 6 mesi prima può valere anche 500 euro in più, e fidatevi conviene prendere quello manutentato, perché anche l’elettronica sicuramente è stata sollecitata meno.

Professionalità

Se ci sono aziende strutturate sul territorio che si occupano di rivendita, assistenza e ricambi, magari investite qualche euro per una consulenza, non fate come il nostro cliente Francesco che mi ha chiamato a cose fatte e mi ha detto: “Sai era proprio un affare, con 500 euro mi sono preso un altro tapis roulant professionale, ma adesso non parte più!”. Alla fine ho scoperto che il tappeto era di un’azienda che ha chiuso 12 anni fa, non esistono più i ricambi e il cliente si è sorpreso perché oltre a doverlo buttare, pagherà per lo smaltimento. Pensate che sia l’unico in questo periodo ad aver provato un super affare? Per non parlare delle inserzioni che girano: “Attrezzi di 4-5 anni tenuti a magazzino già da 1 anno…”, poi andando a vedere nei posti giusti si scopre che di anni ne hanno 11-12 e sono arrivati sul viale del tramonto: sicuramente questo è un affare, ma non per chi compra.

Guardare oltre

Non è il momento di farsi prendere dal panico e bisogna guardare con ottimismo al futuro, altrimenti non si è veri imprenditori. Sicuramente le opportunità ci sono e sono aumentate, ma anche chi di mestiere fa l’approfittatore trova terreno fertile, quindi occhio all’affare del secolo. Gli imperativi rimangono la formazione e l’aggiornamento; sì proprio così! Informatevi anche sul mercato degli attrezzi, chi li produce, le persone che ci sono dietro a un marchio, la loro storia, così da capire molto anche della professionalità dell’individuo. Nell’ultimo decennio il mercato mondiale del settore fitness si è stravolto, chi ha una certa età sa che non deve fermarsi solo a vedere se i marchi sono “gialli”, “rossi” o “marroni”. Invece, per i neo imprenditori del fitness, è importante guardare oltre alla brochure patinata e alle belle signorine in posa o nei video sui social: questo permetterà loro di avere una proposta commerciale nuova, di qualità, professionale, essendo competitivi anche sulle schede di allenamento. Fate crescere la vostra professionalità, aumentando anche la cultura e conoscenza dei vostri clienti, partendo semplicemente dal corretto utilizzo dalle vostre attrezzature.

Molti trainer utilizzano solo il 10% delle potenzialità degli attrezzi perché si limitano a schiacciare Start e Stop, e gli altri 15-20 tasti sulla console, vi siete mai chiesti a cosa servono? Probabilmente dissentirete dalle mie dichiarazioni, dicendomi che voi non siete così! Molto bene, vorrà dire che quando ci incontreremo alle prossime fiere di settore internazionali, potremo parlare di qualità dei prodotti, biomeccanica applicata, simulazione del gesto naturale, tempi e costi di manutenzione. Quando finalmente ci si potrà salutare con una bella stretta di mano, perché onestamente questi gomito contro gomito o mano sul cuore, mi fa molto film di Carlo Verdone.