“La cosiddetta ‘mente’ non può essere identificata come questo o quello. Non è un’entità e non ha caratteristiche distintive. Se la ricercate, non può essere trovata, perché è sin dal principio vuoto, priva di un’essenza sostanziale.Vuota, è al di là dell’espressione, non toccata da nascita e morte, venire e andare. Non è creata da nessuna causa e non è neppure distrutta da nessuna condizione. Rimane intatta nel vuoto, priva di aumento e riduzione, sviluppo e declino, o di qualsiasi tipo di mutazione. […]

Nel linguaggio ordinario diciamo: «Oh, la mia mente è stanca», «La mia mente è triste», «La mia mente è annoiata», oppure: «La mia mente vuole qualcosa da fare». Però dicendo ciò affermiamo: «Ho un’esperienza che mi sembra penetrante e che indica una particolare qualità della mia mente». Ma la mente stessa ha questa qualità? La mente in quanto tale è mai annoiata, stanca o triste?

È chiaro che alcune esperienze che sorgono nella nostra mente sembrano essere autoriflessive, sembrano rimandare alla mente stessa. Eppure, quando seguiamo ciò che sorge nella mente, non pare condurci alla mente . E qui dobbiamo stare molto attenti, perché questo è il punto dove facilmente possiamo mentire a noi stessi sulla natura della nostra esperienza. […]

Ciò che scopriamo davvero è quanto siamo bravi a ingannarci, quante bugie ci diciamo sulla natura della nostra esperienza. Riempiamo lo spazio di supposizioni, di ciò che conosciamo, piuttosto che fare il difficile lavoro di mettere da parte le supposizioni e vedere cosa c’è in realtà. Ma quando osserviamo davvero e scopriamo questa vacuità, non c’è nulla a cui i prodotti possono aggrapparsi e così si dissolvono, come nuvole nel cielo , che svaniscono da se stesse a tempo e luogo. Nulla può riferirsi a questa vacuità, così la mente stessa va al di là di «nascita e morte, venire e andare», senza cambiare. «Rimane intatta nel vuoto». Non è creata da niente e non è distrutta da alcunché.

Dunque, ciò che abbiamo è questa consapevolezza del presente , perché è chiaro che qui noi ci siamo, c’è una continuità, siamo tutti consapevoli di essere qui. Sebbene colui che è consapevole non possa essere riconosciuto come una sostanza, ha la tendenza a cercare di identificarsi come una sostanza. Tuttavia questa stessa mente non è migliorata da condizioni buone, non è peggiorata da condizioni cattive, non diventa né più grande né più piccola, non è mai stata giovane e non sarà mai vecchia . Quindi è chiaro che quando vi risveglierete a ciò, sono molto sorpresi ”.

(Da: Esserci. Un commento a “Lo specchio del chiaro significato” di James Low . Lo specchio del chiaro significato è un testo dzogchen di Nuden Dorje, della metà del XIX secolo. La tradizione dzogchen è una scuola del buddhismo tibetano che spesso è stata paragonata, per le sue tante affinità, con lo zen.)

– James Low (amazon)