“Buon Cibo” di Knorr si affida ai nonni per garantire un futuro al nostro pianeta e presenta il nuovo ricettario realizzato da Knorr in collaborazione con il CREA Alimenti e Nutrizione

Che i nonni abbiano sempre ragione è cosa risaputa. Che sappiano anche mangiare meglio di noi, ogni tanto lo dimentichiamo. Eppure, gli esperti e i dati lo confermano[1]. Uno scenario, questo, su cui Knorr ha costruito il programma Buon Cibo che presenta oggi in Italia il suo Ricettario del Buon Cibo nato per unire salute e ambiente e sostenuto dal Centro di ricerca CREA Alimenti e Nutrizione.

Buon Cibo il cui obiettivo è far sperimentare alle generazioni più giovani un nuovo modo di mangiare, è un programma che coinvolge tutta la famiglia con l’obiettivo di far avere un’esperienza diretta con il nuovo cibo del futuro. Avviato nel 2019 sulla base della ricerca “The Future 50 Foods Report”, realizzata in collaborazione con il WWF UK, il programma si inserisce all’interno dell’impegno più ampio del brand Knorr a livello globale di aiutare le persone a scegliere un’alimentazione più varia, a base più vegetale e fondata su scelte più sostenibili per arrivare, insieme, alla costruzione di un futuro più sano e più verde.

“Il progetto Buon Cibo risponde alla perfezione alle raccomandazioni dell’ultima revisione delle Linee Guida per una Sana Alimentazione secondo le quali, per migliorare la salute dell’uomo e quella dell’ambiente in cui vive, è necessario aumentare il consumo di prodotti vegetali: cereali integrali, frutta, verdura e legumi e frutta secca in guscio il cui consumo è basso nella popolazione occidentale, Italia compresa. Il ritorno alle abitudini alimentari mediterranee più salutari potrebbe essere favorito, almeno nel nostro Paese, proprio da cultura e tradizioni alimentari tipiche della parte più anziana della popolazione” – commenta il dott. Andrea Ghiselli, Dirigente di Ricerca CREA Alimenti e Nutrizione.

Se è vero, come ha rilevato la ricerca “I 50 cibi del futuro”, che oggi soltanto 3 ingredienti (riso, mais e grano) forniscono quasi il 60% del fabbisogno calorico nel mondo, solo 12 coltivazioni e 5 specie animali rappresentano il 75% di ciò che mangiamo, allora risulta quanto mai urgente andare a identificare tutti gli altri alimenti capaci di preservare l’ambiente.

“È un dato che deve far riflettere tutti e deve far muovere le grandi aziende, come Unilever Knorr, per promuovere e sensibilizzare i consumatori verso scelte più sane e sostenibili per gettare le basi di un futuro migliore per noi e per le prossime generazioni. Il programma si inserisce all’interno di una volontà più ampia del brand a livello globale, che è quella di avere un impatto sul futuro e di aiutare 2 miliardi di persone a mangiare meglio, per se stessi e per il nostro pianeta entro il 2025” commenta Barbara Cavicchia, Marketing Director Food&Beverage.

Il Ricettario rappresenta un collettore innovativo di ricette presentate sulla base del loro effetto sulle persone (quindi dal punto di vista nutrizionale) o sul pianeta (quindi dal punto di vista ambientale), mettendo in evidenza l’importanza di un approccio consapevole all’alimentazione. “La gran parte di questi cibi che aiuteranno a salvaguardare il pianeta sono facilmente reperibili in Italia, come ad esempio noci, lenticchie, farro, spinaci, cime di rapa, fagioli, semi di sesamo, fiori di zucca. Parliamo di “cibi del futuro” ma effettivamente si tratta dei cibi della nostra tradizione, cibi del “passato”, sempre protagonisti della cucina dei nostri nonni”- commenta Mariangela Capolupo, Marketing Manager Unilever Knorr.

“Legumi, cereali, frutta secca sono alimenti che ci consentono di aumentare la quota di proteine vegetali della dieta e questo è un elemento estremamente importante da tenere presente perché più alimenti vegetali mangiamo e più siamo protetti con un dimostrato effetto anche sull’aumento della longevità” – conclude Ghiselli.

Il nuovo Ricettario del Buon Cibo risulta quanto mai uno strumento utile proprio nella situazione attuale che vede da una parte la messa in discussione delle vecchie routine e dall’altra il consolidarsi di nuove abitudini e stili di vita.

Lo dimostrano i dati forniti dal CREA AN e relativi ai mesi scorsi (marzo – maggio 2020) e che indicano come lo stare di più in casa abbia inciso positivamente sullo stile alimentare. La ricerca ha evidenziato infatti un aumento dei consumi di verdura (nel 33% dei casi) e dei legumi (26,5%). Ma non solo: sembra maturata anche la sensibilità ambientale e sono maturate le abitudini ecosostenibili come fare la raccolta differenziata (86%), come conservare e consumare alcuni alimenti acquistati in eccesso (83%) oppure mangiare tutto incluso gli avanzi (80%).

[1] I dati di consumo dei legumi mostrano un consumo pro capite settimanale di circa 80 grammi, riconducibile a circa 11 grammi al giorno che tradotto in porzioni corrisponde a poco più di una porzione a settimana. Secondo le Linee Guida per una sana alimentazione italiana ne dovremmo invece mangiare almeno 3-4 porzioni a settimana. Si evidenzia quindi una distanza tra raccomandazione e consumo che è ancora più marcata in alcune fasce di età: più della metà (54%) dei bambini italiani non consuma affatto legumi e solo il 19% li mangia 2-3 volte a settimana. Relativamente ai vegetali risulta molto chiara la netta distinzione tra le generazioni: i bambini ne consumano 28 grammi al giorno e gli anziani 53 e gli adulti stanno in mezzo con 43 grammi al giorno.