Milano, 2 novembre 2021 – Quello della sostenibilità è un tema sempre più centrale: a dimostrarlo c’è la grandissima attenzione raccolta in questi giorni dalla COP26, la conferenza Onu sul clima che sta avendo luogo a Glasgow. Come ha sottolineato il principe Carlo, nelle vesti di padrone di casa, tutti quanti dovremmo “metterci sul piede di guerra”, con il mondo intero a porsi in una disposizione di spirito bellica nell’affrontare i cambiamenti climatici che minacciano il pianeta. E mentre in Scozia si succedono gli incontri e i summit di una conferenza che da molti viene vista come l’ultima spiaggia per cambiare le cose, è naturale per le aziende chiedersi cosa è possibile fare a propria volta per frenare il climate change.

Si parla come è noto della scelta di materie prime sostenibili, di selezionare con cura i fornitori, di preferire le fonti energetiche rinnovabili, di abbracciare i principi dell’economia circolare, e così via. E questo è fondamentale per salvare il pianeta, ma anche, come è sempre più chiaro, per non vedere naufragare i sogni di crescita aziendale. Questo perché il consumatore è ormai portato a spendere di più per avere un prodotto, o un servizio, più sostenibile. A dimostrarlo è un’indagine firmata McKinsey&Company, la quale afferma che il 70% dei consumatori è propenso a scegliere un prodotto ecosostenibile in luogo di uno caratterizzato da un maggiore impatto ambientale, pur dovendo spendere dal 5 al 10% in più.

Non si deve però scordare che l’elemento più prezioso di un’organizzazione è sempre costituito dalle proprie risorse umane, e che quando si parla di sostenibilità si devono tenere in considerazione, oltre a materiali ed energie, anche hard e soft skills.

«Le imprese più attente hanno iniziato già da tempo ad assumere unicamente dei talenti che, per capacità, esperienze e titoli, siano in grado di aiutarle nel loro percorso di sviluppo sostenibile» spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, (www.adamiassociati.com) società internazionale di head hunting specializzata nella selezione di personale qualificato e nello sviluppo di carriera. «Questo vale in modo peculiare per le aziende che lavorano in campi che hanno strettamente a che fare con la sostenibilità, ma anche per tutte quelle imprese che hanno deciso di presentarsi al pubblico come amiche dell’ambiente, e come impegnate nella lotta contro il cambiamento climatico»

Va poi sottolineato il fatto che non sono solamente le aziende a mettere il tema della sostenibilità al centro del processo di ricerca del personale. Sono infatti spesso gli stessi candidati a prendere in considerazione solamente delle aziende che operano in modo ecosostenibile.

«È in netto e veloce aumento il numero dei candidati che si informa a livello di colloquio di lavoro sul livello di sostenibilità dell’azienda. E questo comportamento è destinato a crescere ulteriormente, per l’aumento di interesse intorno a questo tema, e per il semplice fatto che entro il 2025 i millennials, generazione in cui l’attenzione per le tematiche aziendali è notoriamente molto alta, costituiranno tre quarti della forza lavoro».

Ecco quindi che la sostenibilità diventa un tema cruciale per le aziende dai più diversi punti di vista: per contribuire nella lotta ai cambiamenti climatici, per trovare nuovi clienti e per non allontanare i talenti.