Zerbosco lancia la più golosa delle sfide: degustare a occhi chiusi il suo vino vegano, per scoprire che non c’è alcuna differenza di sapore con un vino tradizionale

È un appuntamento da non perdere quello proposto per fine dicembre da Zerbosco, storica azienda agricola immersa nella parte più suggestiva dell’Oltrepò pavese. Domenica 19 e lunedì 20 dicembre, in cantina, sarà possibile degustare L’Arca, il primo vino vegan firmato da Alessandro Rovati, enologo titolare della casa vinicola che da cinque generazioni affonda le sue radici a Montù Beccaria. Prodotto con uve Croatina (50%), Barbera (40%) e Uva Rara (10%) provenienti dal vigneto Costiolo, circa mezzo ettaro di terreni a 290 metri sul livello del mare, con una perfetta esposizione a Sud-Est, L’Arca è una straordinaria espressione del territorio.

A fare da controcanto a questa gemma, presentata in anteprima proprio quest’anno, le cinque etichette storiche di Zerbosco: Colombaja, Mugnaga, Buton, Tabaché e Costiolo. La vera sfida, per gli appassionati che vorranno cimentarsi, sarà proprio quella di distinguere quest’ultimo, Costiolo, dal fratello gemello, L’Arca: stesse uve (e nelle stesse proporzioni) per entrambi i vini, stesso vigneto, e stessa mano in cantina. A distinguerli, un solo dettaglio: le materie prime impiegate nel processo di chiarifica, certificate vegan per L’Arca, tradizionali per Costiolo.

Per capire quale sia la differenza, è necessario addentrarsi un poco nei processi di vinificazione, e più precisamente in quello che accade dopo la vendemmia, la spremitura e l’ammostamento delle uve. È alla fine di queste fasi, una volta terminata la fermentazione, che si entra nel vivo della questione. Il mosto, a questo punto, è torbido e al suo interno si trovano numerose sostanze, polifenoli e proteine, che si devono legare tra loro, procedimento che potrebbe richiedere tempi lunghissimi per depositarsi o, in alcuni casi, non avvenire, rendendo il vino non solo opaco, ma anche instabile dal punto di vista del colore e astringente al gusto.

Quindi, fin dalle origini della produzione vinicola, migliaia di anni fa, l’uomo ha cercato di risolvere il problema impiegando sostanze che favoriscano e accelerino questo processo; e da questo punto di vista poco è cambiato nel corso del tempo. A farla da padrone, da sempre, sono gelatine animali, albumina, colla di pesce e caseina; non per L’Arca, però, la cui chiarifica è invece ottenuta utilizzando esclusivamente prodotti di origine vegetale, così come le colle e gli inchiostri usati per l’etichettatura e le materie prime impiegate per la capsula, requisiti fondamentali per essere vegan friendly come è, sotto ogni aspetto, la piccola gemma della cantina Zerbosco.

L’appuntamento in azienda, frazione Zerbo di Montù Beccaria, è per i privati, domenica 19 dicembre, dalle ore 15, e lunedì 20, alla stessa ora, per i professionisti del settore.

Info e prenotazioni 340/3756633 oppure info@zerbosco.

L’azienda – Zerbosco
Fondata nel 2020 da Alessandro Rovati, Zerbosco nasce dall’azienda agricola di famiglia, avviata quasi un secolo prima da nonno Angelo e passata poi nelle mani del padre Ermano, nella quale Alessandro lavorava già dal 2015. Oggi sono sei i vini prodotti con uve provenienti da cinque diversi vigneti collinari, i cui nomi (Colombaja, Mugnaga, Butòn, Tabaché e Costiolo), tornano poi in etichetta a indicare la specifica vocazione di ogni parcella di terreno. Croatina, Barbera, Uva Rara, Pinot Nero, Vespolina, Riesling e Malvasia, qui coltivati con alte densità di impianto e rese che non superano i 65/70 quintali ettaro (fino al 50% inferiori a quelle consentite dai principali disciplinari di zona). Con una capacità produttiva di 35.000 bottiglie/anno, l’azienda si affida per la distribuzione dei propri prodotti al gruppo Qualità club selection e alla vendita diretta in azienda o attraverso il canale e-commerce sul proprio sito.