Milano, 12 febbraio 2022 – È lo stress l’elemento principale che può seriamente rovinare un colloquio di lavoro. Chi sta cercando una nuova occupazione sa molto bene quanto può essere importante essere selezionati e contattati per una job interview da un recruiter o da un head hunter. Questo vuol dire che il proprio curriculum vitae è stato valutato positivamente, e che probabilmente anche altre informazioni raccolte sulla propria figura – sul proprio profilo LinkedIn, per esempio – hanno fatto colpo.

Ma una cosa è essere invitati a un colloquio di lavoro, tutta un’altra è essere selezionati tra gli altri candidati in gioco per essere assunti. In quell’incontro è necessario confermare tutto quello che di buono l’azienda ha visto nel curriculum vitae e fare un passo in più, riuscendo così a distinguersi e a spiccare sopra agli altri. Ed è per l’appunto la gestione dello stress, molto spesso, a fare la differenza.

«Chi viene contattato per un colloquio di lavoro deve essere sicuramente felice, perché vuol dire che lettera di presentazione, curriculum vitae e profilo Linkedin hanno colpito il selezionatore» spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, società internazionale di head hunting specializzata nella selezione di personale qualificato e nello sviluppo di carriera, precisando «però è troppo presto per cantare vittoria. A quel punto è bene prepararsi in modo efficace al colloquio, sapendo che un singolo passo falso può fare la differenza». E, come anticipato, a giocare brutti scherzi può essere soprattutto il nervosismo.

«Tutti, anche chi ha alle spalle una lunga carriera costellata da successi professionali, provano almeno un po’ di agitazione nel presentarsi a un colloquio di lavoro; è normale che sia così, perché un incontro di questo tipo può cambiare diametralmente il proprio futuro professionale e personale».

Lo stress è certamente un nemico delle buone prestazioni. Ci porta ad apparire insicuri, a dare risposte sbagliate, a non pensare chiaramente. Come si combatte, per poter dare il meglio durante l’incontro con l’head hunter o con il recruiter? «La chiave, come del resto in tanti altri aspetti della nostra vita, è la preparazione» spiega Adami «lo stesso accade prima di un esame, prima di una sfida sportiva e via dicendo: nel momento in cui ci sentiamo pronti, lo stress diminuisce».

Ecco allora che chi viene contattato per partecipare a un colloquio deve fare del proprio meglio per arrivare all’incontro preparato, per affrontare questa nuova sfida con tutta la tranquillità necessaria.

Ma cosa significa prepararsi per una job interview?

Secondo l’head hunter di Milano, gli step fondamentali per prepararsi ad un colloquio di lavoro sono 5:

1- Esercitarsi a rispondere alle più probabili domande

«Nessun colloquio di lavoro è uguale a un altro, e per questo è impossibile conoscere a priori le domande che verranno poste. Ciononostante il fatto di allenarsi a casa, da soli o con qualcun altro, a rispondere alle potenziali domande del selezionatore, può aiutare a farsi trovare pronti. Questo non vuol dire però cercare di studiare a memoria delle risposte perfette: a nessun selezionatore piace sentire delle filastrocche precotte».

2- Informarsi sull’azienda

«Prima di un colloquio è premiante trovare informazioni sulla storia, sulla filosofia e sulle attività dell’azienda. È possibile trovare dati utili sul relativo sito web, sui social, sulla stampa locale e settoriale, e via dicendo. In questo modo si conoscerà meglio il proprio interlocutore, e si potranno avere indizi importanti sul tipo di candidato che si sta cercando».

3- La prima impressione è importante

«L’orario giusto, l’abbigliamento consono: un candidato che si presenta al colloquio in ritardo, o quello che si presenta con un outfit del tutto diverso da quello che si richiederebbe in azienda, inizia inevitabilmente con il piede sbagliato. Non si viene certo premiati per il modo di vestire, ma è possibile sicuramente perdere punti nel momento in cui ci si presenta con un outfit che dimostra di non essere in linea con la cultura aziendale».

4- Precisione e brevità

«Il selezionatore pone domande precise per raccogliere risposte altrettanto precise. Per il candidato è quindi premiante dare risposte dettagliate, evitando affermazioni generiche. Allo stesso tempo, è bene non dilungarsi, così da poter dimostrare capacità di sintesi».

5- Prepararsi a delle domande scomode

«Infine, prima di presentarsi a un colloquio di lavoro è bene mettersi dalla parte del selezionatore o dell’azienda stessa, e leggere il proprio curriculum vitae con i loro occhi. Ci sono incongruenze nella propria carriera? Perché sono state fatte determinate scelte? Perchè si è deciso di cambiare lavoro? Cosa è andato storto nelle occupazioni precedenti? Analizzare questi elementi a freddo, prima del colloquio, può essere prezioso per dare delle risposte sincere e chiare al momento dell’incontro».

 
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