L’evoluzione dei canoni di bellezza secondo le influencer (e perché non sempre vanno seguiti)

L’intervento di Nadia Fraone al 43° congreso SIME

Nasino piccolo, mandibola ben disegnata, zigomo alto e pronunciato. La bellezza delle influencer, tra modelle e attrici famose, segue pedissequamente questi cliché, fino a farle assomigliare tutte tra loro. Enorme il loro seguito tra il pubblico femminile, da quello della ragazza della porta accanto, a quello della collega di ufficio che, cercando di assomigliare loro, sogna di condividere un po’ la loro vita glitterata. Il passa parola della bellezza del terzo millennio viaggia inesorabilmente sui social. In modo esplicito, ma molto più spesso ‘indotto’ dai modelli offerti dalle influencer, siano esse celebrities internazionali, o fenomeni locali dotati di grandi social skills. E così nello studio del Medico Estetico sempre più spesso approdano richieste ispirate da questi look, branditi sullo schermo dello smartphone. Delle mode di bellezza che fanno tendenza sui social, adeguatamente rivedute e ‘smontate’, parla al congresso della Società Italiana di Medicina Estetica (SIME) la dottoressa Nadia Fraone, Segretario Generale SIME.

“Quello delle pazienti che arrivano a studio chiedendo interventi e procedure per assomigliare all’influencer del momento – afferma la dottoressa Nadia Fraone – è un fenomeno, per certi versi sconcertante, al quale assistiamo sempre più spesso. Si va sui social, si sceglie un look, come fosse un vestito, e poi si va dal medico estetico con la foto alla quale si vorrebbe assomigliare”.

Labbra da influencer. “Il must assoluto – rivela la dottoressa Fraone – che spopola ormai da tempo, sono le labbra voluminose, chiamate con una pletora di nomi più o meno evocativi e fantasiosi (cherry lips, Russian lips, labbra da diva, da French Kiss) che stanno tutti ad indicare delle labbra molto visibili. A volte ci viene richiesto un aumento volumetrico delle labbra, anche sproporzionato rispetto all’armonia del volto. Ma mentre questo può avere una motivazione professionale per una celebrity, per una persona ‘normale’ che magari la mattina va a lavorare in ufficio, potrebbe non essere una scelta adeguata”.

Fossette da Cip&Ciop. “Un’altra moda che sta prendendo sempre più piede soprattutto negli Usa – ricorda la dottoressa Fraone – è quella delle ‘fossette’ sulle guance”. Queste vengono ottenute con la cosiddetta ‘dimpleplasty’ che si esegue in un ambulatorio chirurgico in anestesia locale, rimuovendo dall’interno (cioè dalla bocca) un po’ di grasso e muscolo al centro della guancia, e suturando con un filo la parte, per creare la ‘fossetta’. “Se si digita ‘dimpleplasty’ su Google o sui social – ricorda la dottoressa Fraone – vengono fuori numerosi post e pagine; al contrario, digitando ‘dimpleplasty’ su PubMed (il repository delle pubblicazioni scientifiche indicizzate) vengono fuori sono due studi, uno dei quali dedicato agli effetti indesiderati di questo intervento”. Non sempre, insomma, quello che viaggia sul web ha un corrispettivo di ortodossia scientifica in ambiente medico e non è tutto oro quel che luccica: ci sono anche gli effetti indesiderati.

Hollywood cheeck (guerra alla bolla di Bichat). “Un’altra tendenza, anch’essa mutuata da dive e modelle in mostra su Instagram – ricorda la Fraone – è la rimozione della bolla di Bichat, in pratica la pallina di grasso che rende ‘paffute’ le guance”. Asportando la ‘bolla’ si ottiene una guancia scavata, ‘asciugata’, che mette ancora più in evidenza lo zigomo. Mezz’ora in anestesia locale e, con una piccola incisione (1 cm circa) nell’interno della guancia) si porta via il piccolo accumulo di grasso. Anche in questo caso i rischi non mancano, dalle infezioni all’interno della bocca, a lividi e rigonfiamenti del volto, fino ai più impegnativi: problemi di masticazione, danneggiamento delle ghiandole salivari e dei nervi faciali (con possibile perdita della sensibilità della guancia), asimmetria del volto. Insomma, anche in questo caso,meglio pensarci su.

Occhi da volpe (foxy o hunter eyes). “È la moda del momento – afferma la dottoressa Fraone – che fa inorridire i popoli orientali (che al contrario gli occhi se li fanno operare per renderli di forma arrotondata, all’occidentale appunto)”. Sono molte le dive (e i divi) che chiedono di modificare la forma dell’occhio, rendendola più allungata, a mandorla, con la ‘coda’ all’insù, verso l’alto per ottenere questi occhi da seduttore, ‘assassini’. “Non è necessario l’intervento chirurgico; lo stesso effetto può essere ottenuto con dei ‘fili’ speciali che sollevano la coda dell’occhio, ‘appendendola’ alla parte superiore dell’arcata periorbitaria. Un altro escamotage, più di appannaggio dell’estetista, è di radere la parte finale del sopracciglio, sostituendola con un tatuaggio estetico per ‘sollevarla’ verso l’alto”.

“Il messaggio che vorremo dare alle persone – conclude la dottoressa Fraone – è che non si va dal medico estetico come se si andasse al supermercato o in un negozio di vestiti. Tutte queste procedure sono atti medici (o chirurgici) che possono essere gravati di effetti indesiderati e che non necessariamente aggiungono qualcosa all’estetica del volto (anzi è spesso il contrario). Insomma diciamo un ‘no’ deciso ad interventi e procedure non associate ad uno studio corretto del paziente che si ha di fronte e che solo un bravo medico estetico è in grado di delineare, per offrire poi le corrette indicazioni di trattamento. I social non possono essere negati, né ignorati. Ma chi utilizza i social deve essere consapevole del fatto che le promesse di risultati facili attraverso un trattamento, magari a basso prezzo, non sempre rispondono a realtà. Più spesso si finisce col diventare quello che non si voleva diventare, senza riuscire più a tornare indietro”.

“La medicina estetica deve correggere dei difetti o degli inestetismi reali e diagnosticati, non cambiare i connotati – commenta Emanuele Bartoletti, presidente della SIME – Chi lo fa dietro richieste dei pazienti non è un medico estetico. Anzi: non è neanche degno di essere chiamato medico. Non possiamo, se seguiamo il nostro codice etico, stravolgere il viso dei pazienti solo perché la moda lo richiede. Evitate medici che lo fanno”. 

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