L’intervento di Giovanni Alberti al 43° congreso SIME

Ipotonie cutanee e muscolari, decisamente non belle da vedere come le braccia ad ‘ali di pipistrello’ (o a ‘tenda’), possono intristire il nostro aspetto soprattutto con i vestiti estivi o quelli da sera. E se anche questi sono segni degli anni che passano, si può cercare almeno di contrastare e combattere alcuni fattori di rischio quali una repentina perdita di peso, dovuta magari a diete sbagliate che svuotano di massa muscolare più che di tessuto adiposo, oppure la mancanza di attività fisica. La medicina estetica può venire in soccorso anche in questo caso e rimediare a questi danni, con una serie di terapie e metodiche di trattamento ricordate dal dottor Giovanni Alberti durante il Congresso della Società Italiana di Medicina Estetica (SIME). “Sono diverse le terapie e i protocolli che possiamo applicare in caso di ipotonie cutanee e muscolari –spiega l’esperto – Tra queste, la biostimolazione con acido ialuronico ibridizzato, gli ultrasuoni focalizzati, la carbossiterapia, l’elettrostimolazione con i campi magnetici e la biodermogenesi, una particolare metodica di radiofrequenza, affermata ormai a livello internazionale e validata da ricerche scientifiche alle quali ho partecipato personalmente. Fondamentale è partire con una diagnosi corretta che ci consenta di interpretare e capire le cause del problema in un determinato paziente, ma anche valutare cosa sia opportuno proporgli”. Attività fisica, esercizi mirati e corretta alimentazione rimangono gli elementi prioritari e preventivi per mantenere le braccia belle e in salute.

“Ma ‘dieta’ non significa tagliare drasticamente le calorie, ma un piano alimentare sano, prescritto da uno specialista, in grado di rallentare il processo di invecchiamento, senza danneggiare i tessuti; dunque un’alimentazione ricca proteine, senza eliminare completamente i carboidrati, e soprattutto seguire i consigli degli esperti”. Fondamentale è la personalizzazione della terapia estetica. “A volte, si corre il rischio di utilizzare un metodo sbagliato – spiega il dottor Alberti – e questo porta a risultati deludenti. Ad esempio, sulle braccia ad ali di pipistrello in stadio avanzato, possono risultare efficaci metodiche più ‘energiche’ come gli ultrasuoni. Se il target riguarda i muscoli delle braccia, la migliore risposta si avrà con l’elettrostimolazione con i campi magnetici”. Lavorando di concerto con il nutrizionista, il medico estetico suggerirà al paziente, a seconda dei casi, un regime ipocalorico o il rafforzamento muscolare mirato alle zone interessate. Tra i trattamenti più costosi, ma più duraturi, c’è quello a base di iniezioni di acido ialuronico ibridizzato; sulla meccanica, invece, è logico che la terapia di costo medio e in rapporto qualità-prezzo anche in base a chi esercita la prestazione medica è la biodermogenesi.

“Le braccia sono un’area anatomica molto spesso sede di inestetismi da varie cause – commenta Emanuele Bartoletti, presidente della SIME – foto invecchiamento, crono invecchiamento, dimagrimento, eccesso ponderale. Ogni condizione ha una sua specifica terapia ma è come sempre importante la prevenzione. Tutte le terapie presentate sono valide a condizione che venga prima effettuata una valutazione diagnostica sulla qualità della situazione, sull’eziologia e sul livello di inestetismi. Ricordiamo che quando la cute è molto in eccesso, l’unica indicazione è l’intervento di chirurgico di brachioplastica”. 

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Milano, 8 maggio 2021 — Il desiderio di maternità irrompe nella vita della donna in modo intenso, naturale, spontaneo, intriso di emozioni. Sono 11 le giovani donne con SMA e Distrofie che in questi 13 anni sono diventate mamme, assistite dal team di esperti dei Centri Clinici NeMO, un esempio, il loro, di tenacia e amore per la vita.

Per una donna che nasce con una patologia neuromuscolare, intraprendere un progetto di maternità significa iniziare un percorso di nuova consapevolezza, sapendo non solo di dover porre attenzione alla molteplicità dei bisogni clinici e funzionali dovuti ad una patologia complessa, ma anche di dover affrontare l’elaborazione di una nuova immagine di sé, legata al cambiamento di vita. Per questo il coordinamento tra i diversi professionisti diventa fondamentale per affrontare la gravidanza in modo sereno, nell’accogliere e rispondere alle esigenze diversificate di ogni futura mamma.

“Prenderci cura delle donne con una patologia neuromuscolare – dichiara Alberto Fontana presidente dei Centri Clinici NeMO – significa per noi creare le condizioni perché ciascuna di loro possa realizzare il suo progetto di vita. Accompagnarle nel percorso della maternità è una risposta concreta a quel desiderio di voler attraversare la malattia per vivere appieno la propria esistenza come una possibilità. Ed è grazie a questo che il prodigio di ogni vita, con le sue luci e le sue ombre, vale la pena raccontarlo, sempre”.

Il team multidisciplinare dei Centri NeMO, dal neurologo al fisiatra, dallo pneumologo al nutrizionista, dal terapista allo psicologo, agisce in modo coordinato con il ginecologo per accompagnare l’esperienza della maternità in tutti i suoi aspetti.

A partire dalla consulenza genetica, con i futuri genitori che stanno iniziando a pianificare una maternità, la presa in carico continua nel far conoscere cosa significhi affrontare la gravidanza, il parto e il primo anno di vita del bimbo.

Durante i nove mesi, inoltre, si pone particolare attenzione alla capacità respiratoria della futura mamma, ma anche all’esigenza di adattare gli ausili per gestire al meglio la quotidianità durante la gravidanza, ai controlli neurologi periodici, agli aspetti nutrizionali, fino alla fisioterapia mirata che non deve mancare.

“Partiamo dal desiderio di maternità dei futuri genitori – spiega Alice Zanolini, medico neurologo del Centro Clinico NeMO di Milano – e insieme iniziamo il percorso di presa in carico personalizzato. In questi anni lo sviluppo degli approcci di cura ci permette di seguire in modo sempre più mirato le giovani donne durante la gravidanza e, ciò che consiglio sempre loro, è condividere da subito con il proprio medico di riferimento – che sia il neurologo o il ginecologo – la decisione di voler intraprendere questo percorso. In questo modo è possibile pianificare una presa in carico multidisciplinare concertata con tutti gli specialisti e garantire così una gestione serena della gravidanza stessa, per la futura mamma e per la sua famiglia.”

È con questo spirito che oggi i Centri NeMO celebrano la Festa della Mamma, festa perché se è vero che ogni mamma è capace di dare inizio alla vita, dall’altra è anche forse l’unico momento in cui ci è consentito pronunciare la parola “mai”, quello di un amore, appunto, che non finirà mai.

Le storie che abitano i Centri NeMO tutti i giorni sono, di fatto, un vero e proprio inno alla vita. Di fronte a malattie schiette e ingombranti come quelle neuromuscolari si può solo scegliere se disperarsi o se trasformare quel momento che sembra insuperabile in energia, per testimoniare che si può e si deve conquistare la bellezza della vita.

Le testimonianze delle donne diventate mamme al Centro Clinico NeMO sono un esempio di speranza.

 


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Il mio nome è Sonia e vivo da 39 anni con una strana compagna di vita, la SMA 3, una patologia genetica che non mi permette di essere autosufficiente. Il percorso di accettazione e conoscenza tra me e l’Atrofia Muscolare è stato complesso, ma ora ci sopportiamo a vicenda. Insieme siamo persino riuscite a raggiungere un grande traguardo: essere mamma di Leila, una fantastica bimba di tre anni e mezzo. Papà Francesco e il Centro Clinico NeMO sono stati i primi a saperlo e ad accompagnarci in questa avventura, non facile ma meravigliosa. Ora io e Leila viviamo ogni giorno un’avventura diversa, Leila mi aiuta, mi alza il braccio se cade, mi aggiusta il busto se vado in avanti. La SMA sorride e così abbiamo trovato un nostro equilibrio, non sempre tuttavia è facile. Ci sono momenti in cui io e la mia patologia litighiamo, poi guardo il sorriso di Leila e tutto torna ad essere più semplice.


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Il 17 gennaio 2020 con la nascita di Ibrahima si è aperto un nuovo capitolo della mia vita. Essere mamma è un insieme di emozioni e nuove scoperte, giorno dopo giorno. È crescere insieme e sperimentarsi in tutto ciò che per Ibrahima è nuovo e che per me è nuovo da affrontare insieme a lui. Con lui è nata anche una nuova Francesca, una mamma. Sono consapevole delle difficoltà che la SMA comporti, so di aver bisogno dell’aiuto degli altri, ma in questo percorso non sono sola e insieme alla mia famiglia troviamo ogni giorno soluzioni, talvolta anche creative. Non mi sento coraggiosa, mi sento solo una donna che ha deciso di portare avanti una gravidanza e mio figlio è la mia miglior medicina. Nonostante la mia gravidanza non sia stata semplice, riaffronterei altre mille volte tutti i momenti critici che ho vissuto. I suoi occhioni, le sue guance paffutelle, i suoi sorrisi sono linfa vitale per me.


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