“Mi hai trovata tu” di Maria Rita Concilio, un viaggio introspettivo ai confini della felicità

“Mi hai trovata tu” parla di vite sospese, come barche dondolanti sul mare al tramonto. Di naufragi sentimentali sulle rotte della felicità. Di dolori che levigano l’anima e il corpo, come fanno le onde con i ciottoli sulla riva. Ma anche della voglia di rialzarsi e ricominciare un nuovo viaggio.

FotoPescara – Un viaggio alla ricerca della felicità, tra mari, memorie e città, contro i fantasmi della bulimia e dell’anoressia, per approdare alla consapevolezza che «felicità è desiderare di essere nel luogo esatto in cui si è». È il percorso narrato nel sorprendente “Mi hai trovata tu”, romanzo di formazione di Maria Rita Concilio, appena pubblicato da Youcanprint, con la prefazione di Vania Russo, scrittrice di romanzi e docente di scrittura creativa. Il libro, per la qualità della scrittura capace di coinvolgere il lettore e trasmettere le emozioni più intime e per la rilevanza sociale delle tematiche affrontate, si annuncia come una delle novità più interessanti nel panorama della narrativa femminile contemporanea.
Maria Rita Concilio (Salerno, 1973), manager in una multinazionale italiana, vive e lavora a Pescara. Nel 2007 ha esordito sulla scena letteraria con la silloge poetica “Ancora un alito di vento” (Ed. Tracce).

“Mi hai trovata tu” parla di vite sospese, come barche dondolanti sul mare al tramonto. Di naufragi sentimentali sulle rotte della felicità. Di dolori che levigano l’anima e il corpo, come fanno le onde con i ciottoli sulla riva. Ma anche della voglia di rialzarsi e ricominciare un nuovo viaggio. E del coraggio di essere sé stessi, in una società che ci vorrebbe cinici e insensibili.

L’io narrante e la protagonista, Anna, è una giovane sognatrice, solitaria, avida di letture, amante del mare. I fatti narrati si svolgono tra l’inizio e la prima metà degli anni Novanta del secolo scorso, tra Roma, una imprecisata città della costa adriatica e Milano. Schiacciata dal peso delle speranze e delle aspettative che altri le hanno cucito addosso, Anna è alla ricerca di un amore perfetto, di un approdo sicuro per dare un senso alla propria vita. Crede di trovarlo in Alessandro, ma ben presto la loro relazione naufraga tra incomprensioni e incompatibilità. È allora che iniziano i disturbi del comportamento alimentare. Prima la bulimia, poi l’anoressia. In principio l’insano rapporto col cibo si manifesta come una richiesta di attenzione. In seguito diventa una dipendenza, subdola e latente. «Convivevo col suo spettro – si legge – Mi ricordava che si sarebbe potuta manifestare, indesiderata, in qualsiasi momento, ogni volta che la vita non avrebbe funzionato come volevo».

Il tempo e le distanze leniscono le ferite. A Milano, dove Anna si è trasferita per uno stage in una multinazionale americana, conosce Carlo, rampollo anticonformista di una ricca famiglia di imprenditori, con il quale intreccia una relazione amorosa. Gli eventi che precedono e seguono la fine della loro storia costringono la protagonista a interrogarsi sul senso della vita e della morte, sul prezzo da pagare per una vita felice. Ricomincia allora la sua discesa negli abissi, accompagnata dai disturbi alimentari, dalla depressione, da sentimenti distruttivi e autolesionistici, dai pensieri suicidi. A tirarla fuori dal vortice che la sta per annientare è Cecilia, una collega di stage, che la assiste e la convince ad andare da uno psicanalista. È attraverso lo scavo analitico su di sé e sulla sua anima, sulle sue emozioni e aspirazioni, che Anna ritrova un equilibrio esistenziale. Nella nuova vita, ci sarà posto solo per ciò che veramente conta, anche a costo di sacrificare il lavoro in una grande azienda. Una vita al prezzo di una vita.

Dalle pagine del romanzo emergono innumerevoli spunti di interesse: il viaggio introspettivo della protagonista che può essere d’aiuto per chi lotta contro i disturbi del comportamento alimentare; la rappresentazione della società disumanizzante e orientata al profitto che espropria l’individuo del suo tempo e della sua anima; il profondo rapporto d’amore con il mare che si alimenta della contemplazione delle onde e di passeggiate solitarie sulla battigia; e soprattutto la riflessione sul fatto che la felicità non vada ricercata all’esterno, nelle cose materiali e nelle persone che ci circondano, ma dentro di noi, nell’autenticità delle nostre passioni e aspirazioni.

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