Urbanz Warez: la mostra “Peso Reale, Peso Frenato” personale di Angelo464

Sabato 18 febbraio inaugurazione di Hobo – Spazio Urbano a Modena

Sabato 18 febbraio, dalle 19.00, l’inaugurazione di Hobo – Spazio Urbano, inserito all’interno del progetto Dedalo dell’Associazione Culturale Stoff in Via Carteria 104, nel cuore di Modena, come luogo dedicato alle forme espressive nate nella controcultura urbana. Si parte con “Peso Reale, Peso Frenato”, mostra personale di Angelo464.

Lo spazio di via Carteria 104, affidato dal Comune di Modena – Assessorato alla Cultura attraverso il Bando pubblico “Carteria 26+104” all’Associazione Culturale Stoff con le progettualità e le finalità del progetto Dedalo, motore di un’azione progressiva di rigenerazione urbana e sociale in una zona del centro storico di Modena, riapre le porte alla città grazie a una ricca programmazione artistica e culturale.

HOBO – Spazio Urbano sarà la veste con cui lo spazio si presenterà al pubblico, grazie alla preziosa collaborazione con Gianmario Sannicola, a cui viene affidata la cura della programmazione artistica dello spazio, e a URBANER – Culture Urbane Emilia-Romagna, progetto nato nel 2020 dalla volontà dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Modena di riconoscere e valorizzare le culture che si formano in ambito urbano e che, in una prospettiva estetica, sociale e antropologica, generano talenti e tendenze in diversi campi.

Sarà proprio questa profonda conoscenza delle forme espressive, nate nelle controculture e sottoculture urbane, che accompagnerà gli ospiti alla scoperta di artisti, opere e suggestioni.

Andrea Bortolamasi, assessore alla Cultura del Comune di Modena, si esprime riguardo la riapertura dello spazio di via Carteria 104:

“Uno spazio pubblico che riapre è una bella notizia; uno spazio pubblico che riapre con al centro cultura e creatività lo è ancora di più. Continua il nostro impegno nell’indagare, studiare e offrire momenti ed iniziative che hanno al centro i diversi ambiti delle culture e sottoculture urbane, con un’attenzione particolare a tutti quei fenomeni culturali giovanili, che toccano diversi linguaggi culturali, contaminandosi positivamente: tra arti visive, figurative, musica e altri aspetti legati alla creatività”.

Arte intesa come viaggio attraverso percorsi di creativi che hanno trovato nelle strade e nei treni supporti e ispirazione per le loro opere: dalla street photography all’arte concettuale, dalle illustrazioni al lettering, ogni mostra seguirà il filo rosso del “randagismo metropolitano”, lo stesso che animava gli Hobo alla fine del diciannovesimo secolo in America.

La cultura Hobo appunto, dove la voglia di viaggiare e di conoscere spazi e orizzonti diversi ha indotto scrittori, artisti o cantautori a compiere una scelta di vita esistenziale e avventurosa, saltando sui treni merci in corsa, spostandosi così, liberi, per tutti gli Stati Uniti e creando nei punti di sosta le cosiddette jungles, luoghi di incontro, di produzione e contaminazione culturale.

Hobo quindi diventerà, anche grazie alle collaborazioni già in essere a cui si uniranno quelle con altre realtà già presenti nel quartiere, una jungle nel centro di Modena, per nutrire con “cibo per l’anima e per la mente” i visitatori curiosi, prima che riprendano la loro strada.

Andrea Ceresa ha realizzato il seguente testo di accompagnamento alla mostra.

“La meraviglia è svanita, ora sono una cosa come le altre, una di quelle cose che semplicemente ci sono sempre e ovunque e che, ci siamo resi conto, non è che cambino il mondo. C’è a volte del fastidio, non si può negare, perché, a essere precisi, non ci dovrebbero essere. Inoltre, sono anche un po’ infantili, ma ormai la tolleranza vince: alla fine è solo colore. I pendolari ormai non ci fanno più caso, i cittadini non si indignano più, anzi spesso dicono che questi ragazzi meriterebbero degli spazi perché alla fine sono bravi. Fine della violenza, tutto quel colore è diventato invisibile”.

Da quando Taki 183 accetta il lavoro di corriere alla fine degli anni ’60 ad oggi la storia è molto lunga e il mondo è cambiato radicalmente. In tutto questo tempo la società occidentale ha avuto tutto il tempo per imparare cosa sono, per dargli un nome, anche a fronte della crescita del fenomeno che ha assunto dimensioni che nessuno si sarebbe mai immaginato: il più grande movimento artistico del mondo, persino più grande della pop art – spesso viene definito così dai pionieri. Oggi sono semplicemente graffiti. I writer non si fermano, ma ora per catturare l’attenzione serve altro: la modalità del grido dei quindicenni del Bronx che rivendicano la propria esistenza non funziona più.

I dipinti di Angelo464 sono discreti, si colgono giusto con la coda dell’occhio, ma hanno la forza di farti voltare per verificare: ci hai visto giusto, o sei ancora assonnato visto che sono le 7.31? Perché su quella carrozza di un treno merci c’è un pezzo di un treno passeggeri? Quei colori non dovrebbero stare lì. Nemmeno i ferrovieri sanno darsi una risposta. E nonostante gli strumenti siano gli stessi usati dai writer, come pure lo è la matrice illegale dell’atto, a colpo d’occhio quelle finestrelle evocano tutt’altro che fastidio. È una sensazione molto più ambigua, eppure così familiare. Il treno!

Quei colori, quei tre colori, bisbigliano a molti. Bastano quelli, riprodotti su un treno merci, su un treno con una livrea differente o su una tela, non serve l’intera ferrovia per far riemergere fuori mille momenti. I colori della livrea XMPR, la più riconoscibile e diffusa tra quelle delle ferrovie a partire dagli anni ’90, hanno caratterizzato il tempo di chi frequenta le stazioni italiane: chi col treno ci viaggia, ci pendola, chi parte, chi resta, chi ci lavora, pulendo, guidando, controllando i biglietti o i passaggi a livello, chi al passaggio a livello aspetta che il treno passi fissando quelle linee continue sulla fiancata, chi beve il caffè al bar della stazione, chi li fotografa, chi ci dorme e chi li dipinge. Tutti questi momenti sono ricordi di una miriade di persone che si accompagnano a sensazioni diverse a seconda di come hanno vissuto e vivono il treno. Per rubare la formula a un grandissimo pittore, quei colori, proprio perché associati ai treni, evocano stati d’animo.

In qualche modo, ha molto senso che sia stato un writer ad accorgersene, lui che ha a che fare coi colori da più di 20 anni e ormai ne conosce i poteri più segreti. È servito abbandonare un certo tipo di linguaggio che paradossalmente era arrivato ad annoiarlo, è servito porsi di fronte al proprio supporto come un pittore astratto minimalista, rinunciando a quel nome e a quel tratto personalissimo che determina l’obiettivo ultimo di un writer, lo stile unico e originale. Solo così la sua ossessione per i treni e le ferrovie smette di manifestarsi con un linguaggio chiaro solo for us, cioè solo per i writer, e si apre a chiunque sia stato portato dai propri passi in qualche momento in una stazione italiana.

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